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Karate-DO

(Lett. la via della mano vuota)

Il pensiero

 

Il Karate nato come arte marziale che insegna l'autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a "combattere senza combattere, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere alle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. La parola giapponese kara-te, nel complesso, si compone di 'vuoto" (kara) e 'mano" (te); per kara non s'intende il vuoto in sé, ma il vuoto in relazione ad un lavoro, ad un'attività, cioè mettersi all'opera per fare la mente sgombera, fuori da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione. Il karateca dovrebbe dunque aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che provoca preoccupazioni, non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita. 

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La storia (breve accenno)

La storia del Karate parte da un arcipelago a sud del Giappone, le isole Ryükyü, e in particolare da Okinawa. Per mancanza di fonti storiografiche certe non è possibile affermare con certezza se esistesse già una forma di combattimento autoctona, e descrivere in modo dettagliato l'evoluzione del Karate dalla sua nascita risulta difficile, poiché l'evoluzione di quest'arte marziale è molto lunga e complessa. Tuttavia, si crede che fosse già praticata un'arte "segreta" l'Okinawa-te (mani di Okinawa). Durante i secoli XVII e XVIII le condizioni dei nobili dell'isola cambiarono notevolmente, cosi ci fu un certo appiattimento fra le caste. Di conseguenza, l'arte segreta cominciò a penetrare anche al di fuori della casta nobiliare, dove un tempo veniva tramandata solo ad una cerchia ristrettissima d'individui. Col “Te” okinawese si fusero elementi derivanti dalle raffinate arti marziali cinesi (“Táng shǒu dao” in cinese, "Karate-Do" in giapponese), portati da viaggi continui in Cina da parte di praticanti di arti marziali, studiosi dei concetti filosofici a base di queste e profondamente consapevoli della concezione del corpo umano, o da viaggiatori venuti dalla Cina.  Una prova di questo importante scambio culturale tra Okinawa e Cina è fornita da un maestro vissuto in epoca successiva, Ankö Itosu, futuro insegnante del grande Maestro Gichin Funakoshi (fondatore del karate moderno).

Kanga Sakugawa, signore di Okinawa, fu il primo che tentò una razionalizzazione ed una codificazione delle arti diffuse ad Okinawa. Tuttavia trascorse ancora qualche decennio prima dello sviluppo di una vera e propria scuola, il cui fondatore fu Sokon Matsumura. Fu il primo maestro a strutturare il karate in maniera organica. Un suo pensiero era: “L'obiettivo dell'arte marziale consiste nel dominare la violenza”.

Il fondatore del karate Shotokan

Gichin Funakoshi comincia la sua carriera di karateka sotto la guida dl uno del più Illustri maestri del tempo Ankö Osato, amico di Ankö Itosu entrambi allievi di Sukon Matsumura. Le idee dei due maestri sono piuttosto diverse. Infatti, una volta non esisteva un sistema unificato di karate, ed ognuno personalizzava il proprio stile in base alle sue esigenze. Su consiglio del m° Azato Funakoshi intraprende lo studio del karate anche con il maestro Itosu, col quale collabora in seguito nel diffondere questa disciplina anche nelle scuole. Nel 1903 la decisione del governo di inserire nei programmi delle scuole pubbliche l’insegnamento del Karate rende a questa disciplina un riconoscimento ufficiale. L'incarico di coordinatore del progetto “scuola” viene affidato al m° Itosu. Presto ci si rende conto delle difficolta di insegnamento nelle scuole pubbliche, e che una nuova metodologia è tutta da inventare; per ciò, rendendosi necessaria la semplificazione dei kata, Itosu creerà i Kata Pinan, gli attuali Heian. Era il 1904. Dopo alcune famose dimostrazioni pubbliche di grande successo, nel 1921 Funakoshi fu responsabilizzato a farne una in onore del principe Hiroito (futuro imperatore) in visita ad Okinawa. L’anno successivo il Ministero dell'educazione invita la Prefettura di Okinawa a mandare un esperto a partecipare alla manifestazione dello sport di Tokyo. All'unanimità viene scelto per le sue doti G. Funakoshi, che accetta e parte per quello che sarà un viaggio senza ritorno. A seguito delle prestigiose esibizioni a Tokyo nel 1922, e grazie anche alla preziosa amicizia di Igoro Kano, fondatore del judo, Funakoshi decide di rimanere nella città per divulgare il karate. Per questioni economiche decide di chiedere in prestito una sala del palazzo inutilizzata e cominciare i primi corsi di karate. Nel giro di qualche anno, si iniziano a creare molti club del karate, soprattutto fra le università. Così nasce il dojo Shotokan di Okinawa (Shotokan "la casa nel fruscio della pineta"), che viene distrutto nel corso della Seconda guerra mondiale e ricostruito nel dopoguerra, in modo che il Maestro Funakoshi possa continuare a diffondere lo stile della sua scuola.

Lo stile / metodo:

Dalle due scuole esistenti inizialmente ad Okinawa (Shorei e Shorin) si sono sviluppati diversi stili. Lo Shotokan (la casa nel fruscio della pineta) è lo stile da noi praticato, basa l'efficacia delle proprie tecniche su agili spostamenti e attacchi penetranti; si distingue da altri stili per le posizioni fondamentali basse (il simbolo è la tigre) e l'enfatizzazione del caricamento delle tecniche. E’ Soprattutto dagli anni '30, che nelle Università si prese a studiare ciò che fu tramandato dal maestro Funakoshi, aggiungendovi maturi concetti filosofici della tradizione marziale del Budo, mentre un'evoluta metodologia di allenamento permise di studiare approfonditamente le posizioni basilari del karate, rendendole più basse e stabili in modo da sollecitare i muscoli delle gambe avendone il massimo controllo, l'effetto della rotazione dell'anca su calci e pugni per incrementarne la potenza, nel kumite (combattimento).  Il metodo Shotokan (stile) è composto da tre parti : Kihon, Kata, Kumite.

  • Kihon: sono tecniche di allenamento eseguite linearmente base propedeutiche all'esecuzione tecnica.

  • Kata: è la categoria di tecniche marziali prestabilite, eseguite nelle otto direzioni dello spazio, considerate come un combattimento simbolico eseguito a vuoto; con il trascorrere del tempo ed accumulatesi dell'esperienza, queste tecniche possono essere applicate anche contro uno o più avversari. L'esecuzione di un buon kata sono (la tecnica, il kime (breve contrazione muscolare), la potenza, l'espressività, il ritmo, ma anche la morbidezza dei movimenti.

  • Kumite: comprende i vari step del combattimento, di cui l'ultimo è il Jiyu Kumite, ossia il combattimento libero. La crescita del karateka è graduale, il combattimento è efficace solo avendo delle buone basi di kihon e di kata, dopo vari anni di pratica. E' importantissimo il principio: "Karate ni sente nashi" il Karate non è un'arte di offesa. "Non ci sono dispute nel Karate", disse Funakoshi. Il Karate è un'arte prettamente difensiva, chi lo pratica non attacca mai per primo, anzi è nel suo interesse preservare la pace

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